Roberto Romoli

Presentazione

Pensiero artistico e biografico.

Nato a Firenze il 25 Luglio 1947. La mia attività artistica inizia negli anni sessanta frequentando la Piccola Accademia di Pittura e successivamente corsi di nudo, dove faccio amicizia con alcuni colleghi che poi diventeranno cofondatori dello Studio 7. Qui, ho avuto incontri sull’arte con vari artisti fiorentini di tutte le tendenze pittoriche. Questa esperienza è stata per me fucina per la mia formazione pittoricae culturale, dove apprendo il concetto ”IDEA e FORMA”, cioè, trasformazione del pensiero in concretezza pittorica, quindi un modo per esprimere e comunicare il proprio pensiero attraverso forma e colore. La mia pittura tende ad essere una espressione surreale e simbolica, dove il pensiero va al di là della realtà, dando vita ad una concettualità creativa, espressione del mio percorso di vita. In essa avvengono riflessioni che mi portano a staccarmi dal reale con fragili bolle di sapone oppure volteggiare con i miei palloncini nel mio mondo utopico, per poi tristemente tornare nella mia realtà quotidiana, dove tutto corre freneticamente e ti sfugge di mano. Le mie tele trasudano di emozioni utopiche, ma tali espressioni vivranno sempre in me, fino a che l’uomo non prenderà conoscenza della sua crudeltà e della sua ipocrisia con la speranza che si possano creare i presupposti di un mondo più libero, sereno e socialmente equo



Biografia

Esposizioni recenti più significative

2004
•“Utopia e realtà”, mostra Antologica 1969–2004 Circolo ARCI di San Donnino (Firenze) Partecipazione al XXII
•“Premio Firenze”, con premio per una rassegna nella Galleria Provinciale Via Larga a Firenze

2005
•Partecipazione alla XXIII edizione del “Premio Firenze”, premio “Presidente della Giuria“ con esposizione in Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento a Firenze

2006
•Mostra a Mattarello (Trento) in occasione della Sagra dei SS. Anzoi con la partecipazione del Gruppo “Studio 7” e dell’Associazione“Amici del Colore”
•Partecipazione alla XXIV edizione del “Premio Firenze”, con premio per una rassegna al Caffè storico “Giubbe Rosse” a Firenze

2007
•“Art by Florence”, mostra collettiva alla Galleria Sekanina a Ferrara
•Mostra personale all’Ex Fornace Pasquinucci a Capraia Fiorentina
•Mostra collettiva nel Palazzo Pretorio di Certaldo
•Mostra personale all’Hotel West Florence a Campi Bisenzio (Firenze)

2008
•Mostra personale con la partecipazione del Gruppo “Studio 7” a Borgo Valsugana (Trento)
•“Proiezioni Arte III Millennio”, mostra collettiva in Palazzo Thun a Trento

2009
•“Consapevoli Illusioni”, personale nella Sala Giuseppe Toniolo del Seminario Vescovile a Fiesole
•Partecipazione alla XXVII edizione “Premio Firenze”, con premio per una rassegna nel Palazzo Panciatichi sede del Consiglio Regionale della Toscana a Firenze con donazione dell’opera in esposizione

2010
•“Rivisitazioni”, mostra personale nella Galleria del Candelaio, a Firenze
•Premio espositivo al XXV “Premio Italia” per le Arti Visive
•“Dedicated to…Paolo Baracchi”, rassegna, Galleria Gadarte, Firenze
•“Passeggiando nell’arte”, rassegna, Fortezza Orsini, Sorano
•Mostra personale nel Palazzo Alessandri, Viterbo
•Mostra personale d’Arte Contemporanea degli artisti vincitori al Premio Italia presso l’Albergaccio del Macchiavelli Ristorante Museo a Sant’Andrea in Percussina a San Casciano Val di Pesa

2012
•Mostra personale presso il Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, Firenze

2013
*Mostra collettiva con lo studio 7 a Spedale dei Pellegrini a Barberino Val d'Elsa





Presentazione F.Borghini

A Roberto Romoli mi lega un’antica amicizia nata oltre mezzo secolo fa sui banchi della scuola elementare Francesco Petrarca di Firenze. Nelle grandi città può succedere di perdersi di vista per anni, talvolta per sempre. Nel nostro caso, dopo un lungo periodo di ‘smarrimento’, è stata la comune frequentazione del mondo dell’arte che ci ha fatto nuovamente incontrare. La professione di giornalista mi ha portato, nel 1998, a realizzare un servizio televisivo per la rubrica “Incontri con l’arte” di Toscana Tv in occasione dell’inaugurazione della restaurata Villa Montalvo. Per quell’evento, il Comune di Campi Bisenzio aveva organizzato una mostra collettiva degli artisti aderenti allo Studio 7, uno dei più rigorosi ed impegnati gruppi del territorio. Fra i pittori che esponevano, ritrovai Roberto; stessa fisionomia, pur solcata dall’incedere del tempo, stesso carattere sensibile e cordiale di quando eravamo bambini. Quando mi ebbe mostrato i suoi quadri, stentai a credere che un uomo sereno e pacificato, come all’apparenza sembrava il mio vecchio compagno di classe, potesse esprimere un’arte così tormentata, inquieta, disturbata e disturbante per chi si poneva, come me in quel momento, davanti ai suoi quadri. Ovviamente, non espressi alcuna opinione perché la lunga frequentazione di luoghi espositivi mi ha da sempre consigliato di rinviare eventuali esternazioni a momenti successivi, dopo aver effettuato una più approfondita ed elaborata conoscenza degli artisti e delle loro opere. Che ne potevo sapere, dopo tanti anni, della personalità di Roberto, del suo background culturale, artistico, sociale e umano. Però questa antinomia mi aveva molto incuriosito e, avendo apprezzato, oltre ai contenuti, le sue qualità artistiche, poco dopo lo selezionai, insieme ad alcuni dei più importanti pittori fiorentini di quel periodo, per una rassegna d’arte contemporanea, di cui ero curatore, che si tenne nel 1999 al Caffè Pascò. Ebbi così modo di visionare molte altre opere e questa occasione si ripropose anche negli anni successivi quando potei penetrare più in profondità nel suo universo artistico seguendolo per altri servizi televisivi in varie mostre susseguitesi nel tempo a la Mimosa di Campi Bisenzio nel 2000, al Convitto della Calza di Porta Romana nel 2001, nella limonaia di Villa Vogel nel 2002, al circolo Arci di San Donnino nel 2004, nei saloni dell’Hotel West Florence di Campi Bisenzio nel 2007, fino ad arrivare alla personale del Seminario Vescovile di Fiesole nel 2009 e al recentissimo omaggio a Giovanni Fattori ospitato nel padiglione espositivo Antonio Berti di Sesto Fiorentino. Un intero decennio durante il quale ho potuto constatare come Roberto e la sua arte siano due facce della stessa medaglia. Nelle tematiche, infatti, c’è tutta la delusione e la frustrazione di un ottimista tradito dalla realtà, di un uomo sensibile maramaldeggiato dalle vessazioni dei sopraffattori, di un animo candido insozzato dal lerciume morale, sociale e spirituale imperante, del cittadino ignorato dalle istituzioni. C’è l’uomo Roberto, idealista, sognatore, utopista, che affida all’artista Romoli il compito di rappresentare il malessere che lo pervade, la voglia di cambiare il corso delle cose, di urlare la sua rabbia contro le crudeltà del mondo, utilizzando le armi di cui dispone il pittore ovvero i pennelli, i colori, le tele e la voglia di comunicare facendo largo uso, per questo, soprattutto della fantasia liberatoria che regala al lettore dell’opera la speranza di intravedere uno spiraglio di luce nel buio che lo circonda. E quale altra chiave interpretativa poteva scegliere, per rappresentare tutto questo, se non il surrealismo che gli permette di assemblare simboli, scenari e personaggi del tutto onirici tanto lontani dalle situazioni reali quanto totalmente aderenti alle problematiche contemporanee. E quale altro gruppo d’arte poteva annoverarlo fra i suoi sodali se non lo Studio 7 che fin dai primi anni Settanta ha saputo mirabilmente coniugare la ricerca artistica e culturale con l’impegno sociale e l’interpretazione del disagio esistenziale. La costante, e spesso preponderante, presenza di cieli azzurri nei suoi quadri non è solo un’evidente ricerca metaforica di evasione dalla realtà ma anche l’aspirazione ad una elevazione spirituale capace di placare gli incubi e le paure di un uomo smarrito nel triviale labirinto della quotidianità.

Presentazione di Enrico Guarnieri

La pittura del fiorentino Roberto Romoli è densa di contenuti, peculiarità riscontrabile in tutti gli artisti aderenti allo Studio 7, di cui è socio e cofondatore. Contenuti che agiscono da comune denominatore di un percorso artistico collettivo dove viene incoraggiata e non mortificata la naturale diversità espressiva ed intellettiva di ogni singolo componente. Roberto è da annoverarsi, senza dubbio, fra i pittori surrealisti in quanto, secondo me, la sua espressione pittorica si riconosce a pieno in questo movimento artistico. Infatti come scriveva Andrè Breton nel suo Manifesto del surrealismo del 1924, di cui riporto uno stralcio: ”La sola parola di libertà è tutto ciò che ancora mi esalta. Io la credo capace di alimentare all’infinito l’antico fanatismo degli uomini. E’ la mia sola legittima aspirazione. Fra le tante disgrazie di cui siamo eredi bisogna riconoscere che ci è concessa la più grande libertà di spirito.” Anche Roberto Romoli, appunto, è un uomo libero di spirito, schietto, uno che non te la manda a dire dietro, una persona sensibile che mal sopporta le vessazione e gli abusi di potere, reagendo sia quando viene intaccata la sua sfera personale, sia quella sociale ed è qui che esce fuori il suo spirito romantico. Questa reazione trova un parziale sfogo ed una giusta incanalatura nell’esecuzione delle sue opere pensate ed abbozzate sempre sotto l’influsso di una forte emozione. Se però l’idea e l’abbozzo primario sono di getto, la stesura finale dell’opera è invece minuziosa, pensata ed impaginata in ogni minimo particolare, caratterizzata da un colore brillante e compatto, quasi levigato. Guardando un’opera dell’artista balza subito all’occhio il netto contrasto fra l’armoniosa e trasparente rotondità delle bolle di sapone e la concreta drammaticità delle linee spezzate, definenti i perimetri delle faglie e delle brecce che vanno a rompere o ad incrinare la compatta integrità del cielo e della terra. Tale dicotomia si ritrova anche nei suoi gusci d’uovo, sempre svuotati della vita, con lo stesso netto contrasto fra la loro linea perfetta e le numerose fratture che vanno a violentare la loro compiuta integrità armonica. Anche le scacchiere e le pavimentazioni piastrellate, realizzati con prospettiva e scorcio perfetti, sono contaminati da squarci e crepe che vanno ad interrompere la loro perfetta griglia geometrica. Questo contrastante dualismo che volutamente spezza il fluire della calligrafia pittorica altro non è che la raffigurazione e concretizzazione dei nostri contrasti e delle nostre contraddizioni con cui quotidianamente dobbiamo fare i conti, conseguenza della nostra imperfezione che non trova mai la sua sublimazione ma costantemente e caparbiamente cerca di raggiungerla. Questo anelito viene espresso dall’artista anche attraverso dei palloncini e delle bolle di sapone che si stagliano nei cieli dei suoi quadri e questa costante si ritrova in quasi tutte le sue opere. Però il loro volo non è completamente libero, perché una sorta di forza gravitazionale sembra ancora volerli tenere connessi alla terra, nostra realtà quotidiana. Un discorso particolare meritano i suoi cieli, dove nelle tante slabbrature si nota un evidente spessore, presentandoceli come cieli affrescati, quinte teatrali di un palcoscenico dove si rappresentano, in chiave simbolica, i limiti e le ipocrisie umane. Teatro dove recitano anche i teatranti con le loro multiformi maschere, istrionici e insuperabili nell’adulare e nell’abbindolare, sempre pronti ad usare, senza scrupoli, queste loro tragiche doti per trarre il loro massimo profitto senza tener conto dei diritti altrui. Però in alcuni suoi dipinti dall’aridità di legni apparentemente morti e da terre riarse e crepate, spunta un germoglio o un fiore che sembrerebbe rivelarci un piccolo spiraglio di ottimismo dettato dalla sua volontà di cercare il lato buono della natura umana, perché con l’amore è anch’esso una nostra imprescindibile componente. Una parte importante della sua ricerca è il trascorrere inesorabile del tempo che, con il suo agire, incide sulle cose e sulla nostra realtà esistenziale. Infatti oltre al tempo reale che spezza gli archi, crepa i monumenti, leviga e modifica le rocce esiste anche quello più invisibile che stratificandosi in noi segna e plasma la nostra interiorità ed il nostro sentire. Un tempo che con il trascorrere degli anni ci fa avere un diverso approccio alla realtà delle cose con i suoi lenti depositi, lenisce in parte le nostre ansie. Vorrei vedere sfruttata di più la bolla, non usata in maniera simbolica, come in quasi tutta la sua produzione ma adoperata come involucro atto a segnalare e a portare in primo piano i concetti cardine del dipinto, usata quindi come evidenziatore con lo scopo di sottolineare in maniera più netta le parti essenziali della narrazione. Con questa funzione l’ho vista dipinta una sola volta nel quadro “Malerba”. Potrebbe essere un’idea come base per una successiva ricerca

Uno sguardo critico e poetico

Molto spesso, e giustificatamente per convenzione, usiamo definire “surreale” una pittura come quella di Roberto Romoli così disposta a trasgredire il ritratto della realtà ribaltando prospettive e leggi di gravità, aprendo il cielo a farsi teatro, più spesso che la terra, di metafore figurative ma in esse l’artista riflette il proprio sguardo critico e al contempo poetico sulla vita e sulla storia.

In questo Romoli prende le distanze dalle bizzarrie proprie del Surrealismo relazionate alla rappresentazione di connessione inconsce, anche se certamente in quanto artista di oggi taluni referenti non possono mancare al suo bagaglio culturale.
Romoli ci mostra una precisa consapevolezza dei propri simboli e così le connessioni che egli stabilisce tra lo spazio e la forma e tra la natura stessa delle cose, se pur svincolate dalle regole del vero, sono frutto della sua visione del mondo e non della più ingannevole attività onirica.
Nella sua libera “impaginazione” della realtà c’è indubbiamente tutta la ricchezza di una poetica versata all’immaginario e attraverso di essa l’artista riesce a conformare a un’idea di bellezza anche i temi inquietanti in cui si rispecchiano i mali del nostro tempo: lo strapotere del denaro, la natura offesa dal degrado, la perdita d’identità umana, sono argomentazioni di molti suoi spartiti pittorici eppure nell’estetica compositiva ricorre sempre un ché di salvifico.
Del resto il suo “io narrante” si configura, in molte opere recenti, nell’esile figurina in volo col palloncino e altrove altri palloncini colorati, come poi le bolle trasparenti, navigano e s’incontrano, mondi diversi e unici in cerca di relazione.

Continuamente “itinerante” nello spazio e nel tempo con i propri racconti visivi il nostro autore ripercorre in essi la propria esperienza di viaggi alla ricerca delle impronte della storia nella geografia di luoghi visitati, lontani e magici quali Petra o Machu Picchu, ma anche di quel viaggio introspettivo che lo conduce alla ricerca della conoscenza di se stesso.

Seguendo questa scia lungo la quale coerentemente si evolve il suo discorso nell’arte sento risuonare alcuni versi del grande Hermann Hesse (“Gradini”): “Dobbiamo attraversare spazi e spazi senza fermare in alcun d’essi il piede, lo spirito universal non vuol legarci ma su di grado in grado sollevarci.”

Roberta Fiorini

2014
Mostra collettiva con lo Studio 7 al Centro Espositivo "Antonio Berti" a Sesto Fiorentino.
Giulia


Paolo


Leonardo


Leonardo


Riccardo


contrapposizione


tecnica mista 100 x 70 cm
emigrazione


tempera acrilica 70 x 80 cm
realtà onirica


tempera acrilica 90 x 80 cm
rigetto sociale


tecnica mista 90 x 80 cm
fotogrammi interiori


tempera acrilica 40 x 60 cm
primavera


tecnica mista 45 x 60 cm
l'io


tempera acrilica 70 x 80 cm
realtà e speranze


tecnica mista 70 x 90 cm
l'attesa


tecnica olio 40 x 90 cm








energia


tempera acrilica 50 x 70 cm
entità (rincarnazione)


tecnica mista 50 x 100 cm
presentimento


tecnica olio 80 x 60 cm
entità libere


tecnica mista 100 x 70 cm
entità


tempera acrilica su carta 35 x 50 cm
proiezione


tecnica mista 60 x 100 cm
trapasso


tecnica mista 120 x 80 cm
ascesa


tecnica olio 100 x 100 cm
attesa


tecnica olio 60 x 100 cm
volo della pace


tecnica olio 50 x 100 cm
percorso


tecnica mista 80 x 70 cm
inno all'immortalità


tecnica mista 70 x 100 cm
viaggio interiore n° 5


tecnica mista 70 x 80 cm
viaggio interiore n° 4


tecnica olio 80 x 80 cm
viaggio interiore n° 2


tecnica mista 100 x 70 cm
viaggio interiore n° 1


tecnica mista 120 x 50 cm
grinze nel tempo


tecnica mista 90 x 80 cm
notte al chiaro di luna


tecnica mista 50 x 40 cm
ricordi


tecnica mista 60 x 180
grinze del tempo n° 1


tecnica mista 90 x 70 cm
tracce del tempo n° 2


tempera acrilica 100 x 90 cm
speranze


tecnica olio 70 x 80 cm
amarezze


tempera acrilica 70 x 90 cm